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Lo sport più bello del mondo. A saperlo.

Un argomento molto dibattuto e spesso acceso è quello della visibilità del football americano. In effetti si fa molta fatica a divulgarlo e renderlo assimilabile: troppi gli stereotipi ed i luoghi comuni. Dobbiamo però ammettere che per un pubblico calciocentrico come quello italiano le pause ad ogni azione, il calcolo delle yard mancanti, il concetto di attacco e difesa alternati possono rappresentare un grosso ostacolo alla fruibilità di questo sport.

In passato per pubblicizzarlo ci si affidava alla spettacolarità del contatto e alla replicazione del modello dei college USA. E così, negli anni 80, le squadre italiane lanciavano sul mercato giacconi e bomber con richiamo universitario. Da allora la moda e gli stili sono cambiati e il fascino del duro lavoro come veicolo per il successo non fa più leva come un tempo sulle giovani generazioni.

Inoltre, se per gli addetti ai lavori ogni gesto, ogni codice, ogni parola espressa in campo è chiara e cristallina, per il vasto pubblico risulta complicato. Anche i nostri tentativi di spiegare hanno effetto sui pochi interessati ma non riescono a raggiungere la massa. Rendere le cose semplici sarebbe la soluzione, genererebbe l’effetto della ripetizione. Così il bancomat che permise i pagamenti con un semplice codice ed una tessera ha fatto battere ai commercianti scontrini sensibilmente più alti…

Ciò su cui si può lavorare sono quindi gli strumenti. Guardare una gara di Formula 1 o un torneo di Golf su SKY rende semplice anche ai profani seguire l’evento. Senza arrivare a tanto, probabilmente, questo è comunque il percorso: dare strumenti al pubblico per comprendere e seguire il gioco nelle sue dinamiche.

 Di recente un attento conoscitore di Football, Luca Correnti, si è preoccupato di realizzare alcuni di questi strumenti. Si tratta della pubblicazione delle mini statistiche disponibili sul sito che raccoglie i dati del campionato di III divisione. Inoltre, sempre per dare visibilità, diversi team mettono disponibili in streaming le partite.

Dobbiamo mettere in funzione questi strumenti anche nelle nostre società. In che modo? Rendendone responsabili tuti i partecipanti alla società sportiva: giocatori, amici, genitori, ognuno con le sue capacità.

Facciamo alcuni esempi:

  • Creiamo redazioni per gli articoli, per la raccolta dei dati.
  • Costituiamo un gruppo di animatori che in maniera allegra e spiccia organizzi dei piccoli seminari da tenere presso le scuole, nel comune e nei luoghi di aggregazione ove illustrare e fisicamente far provare questo gioco (sottolineando inoltre la differenza dal rugby così che si vada dissolvendo l’eterna confusione).
  • Realizziamo filmati non solo tecnici ma che includano anche gli eventi importanti, sportivi e non, del team e che rendano cronaca anche delle sideline e dei collaboratori.

Questi strumenti sono realizzabili mettendo a frutto tutti i talenti, non solo sportivi, di coloro che ruotano attorno ai team.

Le energie delle dirigenze sono spesso concentrate principalmente sul reclutamento di giocatori, ritenuto la linfa della squadra. Probabilmente, rendendo più visibile il football, si avrebbe anche una più semplice attività di reclutamento in quanto le famiglie verrebbero a conoscenza non solo degli aspetti spettacolari ma anche dei valori fondanti che il nostro sport può trasmettere.

Il football è lo sport più bello del mondo, dobbiamo solo farlo sapere alla gente.

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