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Non sempre i più veloci sono i migliori. L’importante è essere quello che resta in piedi.

L’attesa dopo tre settimane di allenamenti, dopo tre settimane senza giocare. La voglia di mettersi ancora alla prova, forti dei miglioramenti fatti. Contro i favoriti, contro la squadra più forte del girone. La smania di vincere ancora.

Due squadre diverse, in stati di forma differenti. Il G TEAM fisicamente in difficoltà, tanti giocatori in lista infortunati, i Wolverines, che in quel di Piacenza hanno costruito una squadra fisica e veloce, al top della condizione.
Partire, ancora una volta, da sfavoriti non è una sorpresa per i grigioazzurri. Non fa male l’idea di dover soffrire fino alla fine.
Partire subendo 8 punti nel primi 2 minuti? Quello si che fa male.
Pronti… via! Svantaggio.
Contro i più forti.

Avrebbe potuto abbattere chiunque, ma il gruppo, quest’anno, ha uno spirito diverso. Si rialza, riparte e ricomincia a macinare gioco. I muscoli si sciolgono, le mani si riscaldano. E Andrea Macchi riporta a contatto la squadra: 8-7. Prima parte di partita perfetta.

Nel secondo quarto, purtroppo, la musica cambia. Si spegne.
Il dolore. Il silenzio rotto da un urlo che ha squarciato la notte stessa. Pubblico, staff, arbitri. I giocatori di entrambe le squadre inginocchiate. Il fiato mozzato. Non c’è colore di fronte a certi infortuni, si è solo fratelli con una passione in comune. La passione che ti permette di mettere in gioco il tuo corpo a caccia di un risultato. È la bellezza dello sport. È la bellezza di questo sport. Colpi e rancori spariscono al fischio dell’arbitro, il rispetto prima di tutto e tutti. Tutti intorno ad Alessio Revello. Tutti ad applaudire la sua uscita dal campo.
Una lunga pausa, aspettare il ritorno dell’ambulanza per poter rientrare in campo. La testa altrove.

 Alla ripresa del gioco, il gruppo era spento, poco battagliero, ancora segnato psicologicamente dalla sventura del compagno. I Wolverines, invece, pronti ad approfittare delle difficoltà. Segnano, dominano. Si portano sul 35-7, ricacciando al mittente ogni iniziativa dei grigioazzurri. Sembrava nuovamente l’inizio della fine, l’inizio dell’imbarcata. Eppure.
Eppure il G TEAM avrà tanti difetti, ma non è arrendevole. La squadra non molla.

Nella ripresa, un cambio di passo. La paura del secondo quarto ha lasciato spazio alla grinta del terzo: la squadra aveva ricominciato a lottare. Yard su yard, down dopo down. Sul dolore. Sugli infortuni. Ancora lì, ancora vivi. Un lancio, una ricezione e Christian D’Agostino rimette il pallone oltre la linea: TD, contro tutto e tutti. Trasformazione alla mano, il segno di una squadra che non si arrende.
15-35.

I Wolverines, però, sono più forti e, prima della fine, riescono  a segnare ancora.
41-15: la fine delle ostilità.

La consapevolezza di aver saputo reagire, di non aver mai mollato. Gli avversari erano più forti, innegabile, ma il G TEAM, questa notte, ha scoperto la sua qualità: la tenacia.

Partita dopo partita si migliora, la competitività aumenta, come aumenta la consapevolezza di se stessi.
La squadra, adesso, se la gioca sempre. Con tutti.

“Non sempre i più veloci sono i migliori. L’importante è essere quello che resta in piedi”.

Francesco Inverso

LUCK7438

Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensarci.

È un lento percorso sulla via della felicità, una strada dissestata che porta a crescere e superare i propri limiti. Un sentiero che si inerpica, superando gli ostacoli, verso la cima, sfiorando i sogni.

Tre settimane dopo la storica vittoria contro i Cremona Tigers, la squadra dell’Head Coach Cobucci era attesa alla conferma sul campo dei Rams Milano, reduci dalla brillante vittoria contro i Gorillas.
I Rams e l’entusiasmo: le incognite sulla via del G TEAM.

Le aspettative erano alte, la sensazione di avere la possibilità di fare una grande partita, dopo aver squarciato il velo della sconfitta, era nell’aria, ma, fino al fischio d’inizio, i piedi sono rimasti per terra. Saldi al suolo ed alla paura che tutto fosse stato un fuoco di paglia. Attaccati al lavoro settimanale che li ha portati a segnare. Legati all’umiltà che li ha condotti fino alla prima vittoria.
Entusiasmo ed umilità.

Parte forte il G TEAM che, grazie al TD di Andrea Macchi, riesce addirittura a portarsi in vantaggio. Si lotta in campo e l’agonismo la fa da padrone. Nessuno vuole mollare e la tensione, dal terreno di gioco agli spalti, è palpabile. I gallaratesi chiudono il primo tempo sotto solo di 5 punti, gli schemi funzionano e i ragazzi si esaltano, capaci di giocarsela alla pari anche con la compagine milanese.

Nel secondo tempo la partita si fa ancor più dura fisicamente, il G TEAM ci prova in ogni modo, ma i Rams ribattono colpo su colpo. Agonismo e durezza. Il gruppo adesso gioca, lancia, riceve. I fantasmi degli ultimi anni sembrano scomparsi, mentre le difese di entrambe soffrono e gli attacchi appaiono in grande spolvero. Un altro TD di Andrea Macchi tiene i grigioazzurri ad un tiro di schioppo dalla squadra di casa, tiene tifosi e giocatori con gli occhi fissi verso l’obiettivo, verso la seconda vittoria. Ma non basta.

Fisicamente Milano scava il solco decisivo e va a vincere con il punteggio di 46–27.
Sconfitta, è vero, ma non c’è da abbattersi. Perché il tempo sta dando ragione alla compagine del presidente Coppe e gli sforzi stanno pagando. Perché 27 punti la prima squadra non li aveva realizzati nelle tre stagioni precedenti, adesso li ha messi a segno in una sola partita. Perché non deve esserci sconforto nel cuore di chi lotta fino alla fine, solo voglia di rivalsa.  Perché anche la montagna più ripida, con forza d’animo ed i giusti attrezzi, può essere scalata.

Quanto manca alla vetta?

Tu sali e non pensarci.

Francesco Inverso