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Under 13. La prima vittoria

Ferrara,  30 marzo 2014: primo Bowl  under 3 del G TEAM.

Finalmente è iniziato anche il Campionato di Flag Football Junior under 13 con 8 squadre iscritte.

Girone (A)                           Girone (B)

RHINOS 1                           RHINOS

DEAMONS                        SEAMEN

PIRATES                              AQUILE

G TEAM                               CONDOR

La giornata  incomincia prestissimo: ritrovo ore 06.00, partenza ore 06.30, arrivo a Ferrara 09.45. Atleti, coach e genitori si preparano a vivere una domenica di sport. La cosa che salta subito all’occhio, appena arrivati, è la presenza di circa 70 atleti accompagnati dai genitori. I ragazzi giocano, sudano, si sfidano mentre i loro genitori si ritrovano in tribuna a condividere con loro vittorie e sconfitte.

Come si svolge un Bowl? Ogni squadra gioca tutte le partite del proprio girone (3 partite per ogni team).

G TEAM  incomincia la sua avventura contro i PIRATES LOANO. Alla fine del primo tempo il risultato parla a favore di Pirates 12-0. Nella seconda frazione di gioco, i ragazzi del G TEAM sono entrati in campo con maggior determinazione ribaltando il risultato: la gara si è conclusa 24-20 per G TEAM regalando, così, la prima vittoria nel campionato under 13 per i gallaratesi.

Camilla WR:  lei ha conquistato le prime 30 yard.

Nicolò I. SF:  si è rivelato un grande difensore.

Jonathan: il nostro centro, sta raccogliendo i frutti del suo continuo impegno.

Lorenzo C. QB:  ha fatto vedere di cosa è capace.

Alessandro WR: fondamentale  sia in difesa che in attacco.

Lorenzo P.: ha appena incominciato ma la sua grinta e il suo sorriso dimostrano la stoffa di cui è fatto.

Riccardo:  suoi sono i quattro touchdown  che ci hanno permesso di vincere.

Grazie ragazzi! Una vera squadra di campioncini!

E le altre partite?

Deamons – G TEAM 33-0

Cosa dire quando si incontra una squadra più forte? Dobbiamo lavorare perché questo divario si accorci sempre di più. Sono sicuro che con impegno ce la faremo.

 G TEAM – Rhinos1 18-39

Nonostante la sconfitta, questo risultato è frutto di un nostro miglioramento, soprattutto come squadra che trova la sua punta di diamante in Riccardo Bonini, autore di tre touchdown.

Durante questa gara è avvenuta una cosa che mi fa sempre più innamorare di questo sport: sulle tribune i genitori dei Rhinos e di G TEAM hanno coniato un bellissimo slogan:”NOI FACCIAMO UN UNICO CORO”, questo lo slogan coniato dai genitori durante la partita che vedeva le squadre sfidarsi sul campo. E’ questo, lo spirito sportivo, che mi fa sempre più innamorare di questo sport!

Dimenticavo di ringraziare la Società Aquile Ferrara che ha organizzato il Bowl.

Grazie anche a Stefano e Cristian, autisti dei pullmini.

Prossimo appuntamento il 27 aprile a Loano. A presto!

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Un genuino e prezioso mezzo di educazione

È vero, siamo abbastanza stufi del calcio!

Forse perché, anche nei nostri oratori, ha perso il suo genuino spirito educativo.  Influenzato ed  annacquato dalle speranze di fare soldi e successo, ha dimenticato infatti l’autentico spirito sportivo che lo ha reso per tanti anni strumento di educazione all’altruismo, al rispetto delle regole e alla buona convivenza civile.

Siamo un po’ stufi del calcio tanto da desiderare che altri sport, forse meno conosciuti ma più intrisi di valori e di buoni ideali, che hanno sapore di vangelo, comincino ad abitare i nostri oratori e possano anche ricondurre il calcio stesso a riscoprire la sua originale vocazione.

È proprio con questo spirito che, alla festa di apertura dell’oratorio, abbiamo voluto invitare la squadra di Football Americano di Gallarate: una realtà e delle persone che ci hanno affascinato, conquistato, stregato con il loro carico di fraternità, con il loro desiderio di incontro. Ci ha colpito soprattutto la loro capacità di fare squadra non solo per vincere ma anche per avvicinarsi un po’ di più gli uni agli altri e così presentarsi al mondo per comunicare che ancora oggi lo sport può essere, se vissuto con certi ideali e principi, genuino e prezioso mezzo di educazione alla vita e al vangelo.

I ragazzi del nostro oratorio non hanno perso questa occasione di incontro e si sono lasciati coinvolgere in quella giornata di gioco e di prossimità, esprimendo il desiderio di trovare, negli oratori, sport autentici e pieni di vangelo e di vita!

Forza allora G TEAM, continuate con questo tour che ha il sapore di nuova Evangelizzazione!

Don Alessio Colombo - Vicario Parrocchiale di Santa Margherita in Pantigliate (MI)

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FFJ under 15: si parte!

Ci stiamo preparando dal 3 settembre con fatica, sudore e impegno, ora è arrivato il momento di dimostrare quanto valiamo, di confrontarci con altre squadre e con altri ragazzi che, come noi, giocheranno impegnandosi al massimo.

In totale, 19 team partecipano al campionato che avrà inizio domenica 16 marzo con il 1° Bowl under 15. Questa è la composizione del  girone B del Campionato di Flag Football under 15:

  • Rhinos Milano
  • Seamen Milano
  • Deamons Martesana
  • G TEAM Gallarate

Michele, Davide, Luca, Andrew, Marco, Davide e Samuele. Questi sono i ragazzi del G TEAM che giocheranno in casa Rhinos, squadra campione d’Italia nella stagione 2013, al Centro Sportivo Aldiniana in via Graf 4 a Milano.

Quali sono le attese, quali prospettive? I nostri ragazzi sono pronti ad affrontare questo campionato che è difficile ma sicuramente alla nostra portata. Dobbiamo impegnarci al massimo per rientrare tra le prime due squadre del girone e qualificarci, così, per la fase finale del campionato.

Il nostro scopo è che i ragazzi si divertano giocando, solo così potranno confrontarsi con altre squadre ed essere soddisfatti, indipendentemente dal risultato della partita.

Come Head Coach Flag Junior cosa posso dire? Si comincia e noi non siamo inferiori a nessuno! Andiamo a divertirci!

GO GO  GO  G TEAM

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Una grande famiglia

Qualche anno fa abbiamo conosciuto un giovane padre di famiglia a cui il nostro Parroco aveva lasciato fare un breve intervento a fine di una Messa domenicale.

Ci ha parlato di una disciplina sportiva nuova per noi, presentandocela con modi gentili e convinti ma, dalle sue parole, si poteva percepire vivamente la passione che lo animava. Tanta passione, come minimo, desta curiosità.

In poco tempo ha conquistato la nostra attenzione ed il nostro rispetto e alcuni di noi hanno deciso di collaborare al suo progetto.

E, soprattutto, ha catturato la stima e la fiducia di ciò che abbiamo di più prezioso, i nostri figli.

 Lo scopo è quello di costruire qualcosa di buono, bello e sano, che faccia bene al fisico, al cuore ed alla mente di chi pratica lo sport ma, anche, di chi molto umilmente fa solo da contorno.

 Ognuno lavora al meglio delle proprie possibilità: chi si adopera nella formazione tecnica dopo essersi preparato a sua volta, chi spadella, inforna ed affetta per l’accoglienza delle squadre ospiti, chi confeziona gadget, chi segna il campo di gioco, chi collabora negli arbitraggi.

 Non ci pesa assolutamente ma non neghiamo che la disponibilità di qualche genitore in più ci farebbe solo piacere, se non altro per fare meglio. Dobbiamo dare segnali di fiducia e positività anche in tempi magri come questi. Questa è un’opportunità in più per crescere fianco a fianco con le nuove generazioni, per entrare in simbiosi coi loro interessi e ci permette di capire il loro punto di vista: non possiamo tirarci indietro!

 Le delusioni e le soddisfazioni sul campo sono altalenanti, specie per una realtà nuova come la nostra che spesso paga pegno per inesperienza.

Assistiamo alle partite, esultiamo e soffriamo per ciò che accade ai nostri ragazzi, ci sentiamo mortificati quando gli avversari li “strapazzano”, in certe occasioni ognuno di loro è come se fosse nostro figlio.

Questo concetto riteniamo importante rimarcarlo: viviamo un tempo in cui le persone non si parlano né si ascoltano a sufficienza, noi crediamo in loro!

Speriamo che la fiducia nelle proprie capacità non venga mai meno tra le fila delle nostre squadre e ci auguriamo un futuro radioso, fitto di tante soddisfazioni.

L’imperativo di rito è “crederci”. Ogni obiettivo che ci prefiggiamo deve avere come presupposto l’intenzione di non demordere mai, di avere sempre lo sguardo concentrato sulla palla, quella ovale nel caso dei nostri giovani.

Go G TEAM!

Alessandra e Stefano Bonini

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Provaci ancora G TEAM

La seconda settimana del campionato di terza divisione ci regala una partita ricca di spunti  interessanti: Hammers Lario – G TEAM Gallarate.

Entrambe le squadre vengono da una stagione, la scorsa, avara di soddisfazioni, col peggior record di sconfitte (0-6) e il cambio dello staff tecnico.

 La prima giornata ha visto il G TEAM perdere in casa contro i rivali, i 65ers Arona, per 0 a 38, mentre gli Hammers hanno trionfato in casa dei Wolverines Piacenza per 8 a 26.

Per il G TEAM, alla sua seconda partecipazione ad un campionato Senior, è l’occasione per portare in campo tutto il duro lavoro fisico e tattico affrontato durante l’off-season e per dimostrare agli amici Hammers che dall’ultimo test Match (42-0) la  musica è decisamente cambiata.

 Una linea d’attacco tutta nuova e formata da ragazzi giovani ma anche molto fisici, capitanata da uno dei giocatori più esperti del G TEAM, il centro Joseph Monaco; una batteria di running back finalmente ben assortita, con alcuni giocatori molto veloci come Andrea Martinelli e altri molto fisici come Jacob Gallegos e Francesco Manocchio; ricevitori agguerriti e tecnici come il giovanissimo Luca Zambonini.

Queste le armi dell’attacco guidato da Tony Luccarelli che dalle ceneri della passata  stagione sta cercando una propria identità e che, grazie al grande lavoro dell’Head Coach Pasquale De Filippo e di Gianantonio Macchi, sembra finalmente avere trovata.

 Un discorso diverso merita la difesa: fulcro di ogni squadra di Football che si rispetti. I ragazzi, guidati dal Defensive Coordinator Gianluca Spinelli, hanno sempre dimostrato, in allenamento, una grinta e una compattezza degne del ruolo che ricoprono, non riuscendo, però, ad esprimerle la domenica sul terreno di gioco.

 Quest’anno la stagione sembra essere nata sotto un’altra stella: la partita contro Arona della scorsa settimana ha lasciato una luce di convinzione molto diversa negli occhi dei ragazzi. Finalmente supportata da una linea compatta e agguerrita,  la difesa del G TEAM, capitanata da Federico Bistoletti, ha tutta l’intenzione di conquistare, domenica 2 Marzo alle ore 15.00, l’House of Hammers ossia il campo sportivo Paina “A. Boffi” di Giussano.

 Buona Partita!

LUCKgteam

G TEAM – 65ers

“E’ andata benissimo”: questa è la risposta che lunedì davo a tutti coloro che mi chiedevano come fosse andata la partita. Poi ti chiedono il risultato e l’espressione cambia nel sentire che abbiamo perso 0 a 38. La risposta precedente viene presa come retorica di circostanza di colui che, sconfitto, cerca una ragione per cui essere felice. In realtà la giornata è andata veramente bene, anzi, benissimo.

Il clima era splendido a differenza dell’anno scorso quando invece,  avevamo la neve anche nelle mutande; il pubblico era più numeroso del solito; i nuovi giocatori sono tornati a casa galvanizzati dall’esperienza in campo; tutti i ragazzi hanno finalmente compreso il significato del “giocare insieme”; abbiamo avuto l’onore di un arbitraggio d’eccezione: Marco Sala, referee che i nostri giocatori videro per la prima volta nel superbowl di Parma quando, osservando dagli spalti, ancora non sapevano cosa fosse il football. Lo staff ha lavorato alacremente ricevendo molti complimenti per l’ospitalità mentre le mamme del G TEAM si sono prodigate per gestire l’angolo ristoro; le famiglie di entrambi gli schieramenti gridavano i nomi dei singoli giocatori come le fan per le rockstar: tutti ingredienti che hanno reso grandiosa la domenica.

Che dire poi degli ospiti: la squadra dei 65ers è più vecchia di noi di solo un anno eppure è vistosamente cresciuta. Ricordo ancora le prime partite di flag disputate insieme ed ora vediamo ragazzi che sono migliorati partita dopo partita ed un Quarterback che ha saputo mantenere freddezza e lucidità per tutto il match, anche quando, infortunato, ha lasciato il campo senza lamenti o rabbia.

Se proprio vogliamo parlare di note dolenti, dobbiamo sottolineare la nostra necessità di intensificare gli allenamenti di base: il nodo cruciale è stato il possesso di palla che veniva troppo spesso perso in modo plateale. Tuttavia lasciatemi dire: “niente che non si possa risolvere”.

Le scaramucce con la crew arbitrale vanno viste principalmente come un eccesso d’ansia per la tutela del morale dei propri giocatori piuttosto che di reali errori di chiamata. Pertanto non si può che scusarsi con coloro che per antonomasia vengono ritenuti sempre colpevoli di una partita persa. Bisogna sempre ricordarlo: gli arbitri non sono mai i responsabili di una sconfitta, una chiamata, anche se sbagliata, non può essere determinante.

La serata di è conclusa  al Route66, locale di Gallarate, davanti a bibite e birre, con sorrisi sulle labbra e racconti di episodi ironici che certamente negli anni assumeranno la valenza di atti storici, simili ad atti d’eroismo mai più eguagliabili.

Ora ditemi la verità, secondo voi, alla luce di tutto ciò… Com’è andata domenica?

#Ibelieve

#Ibelieve

Ci siamo, ora abbiamo anche un sito!

In questo luogo virtuale ci racconteremo ed avremo modo di interagire con voi, confrontandoci sui nostri cammini e sulle nostre attività, una delle cose che ci sta più a cuore.

La centralità di questo sito è occupata dal blog, dove troverete sempre qualcosa di noi: un articolo, un resoconto di un’attività a cui abbiamo preso parte, una “puntata” della nostra storia, un pronostico o un commento alle partite dei giorni precedenti.

Vogliamo condividere con voi ogni passo di questo cammino che sta diventando bellissimo e pieno di compagni di strada.

Tutto questo sotto un unico motto, #Ibelieve. L’hashtag è sinonimo di connessione, quella che vogliamo creare con quanti sono incuriositi dal nostro progetto, e di condivisione, quella dei valori oratoriani che cerchiamo sempre di trasmettere. I colori del G TEAM, l’azzurro e l’argento, danno colore al logo, disegnando una croce e dando risalto al motto: io ci credo!

E voi?

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Cos’è questa roba?

Tutto è cominciato una sera di novembre del 2010. Sto tornando a casa dalla palestra e mi accorgo che in oratorio ci sono accese le luci del campo da calcio. Entro incuriosito: serata freddissima e piovosa, un gruppo di persone che corrono, fanno esercizi e, saltando sul posto, contano all’unisono da uno a dieci.

Li guardo attentamente e, con stupore, li riconosco! Sono gli adolescenti della parrocchia: Fra, Federico, Matteo, Alessio, Andrea. Mia moglie Fiorenza ed io eravamo educatori degli adolescenti presso la parrocchia. Ma ci sono anche i loro papà: Valter, Paolo, Marco, Pas… Si stanno allenando per disputare una partita genitori contro figli in occasione della festa della Famiglia, il 29 gennaio 2011.

Penso: “Ma questi sono matti! Perché urlano? A calcio non si urla… Allora che cavolo di gioco è?”. Piove, fa freddissimo ma loro corrono nel fango, ridono e si divertono.

Pazzi! Hanno anche delle strisce di plastica gialle lungo i fianchi, si rincorrono e se le staccano a vicenda. Hanno in mano una palla… Sembra una palla ovale… ok, capito: è rugby! Ma queste strisce gialle a cosa servono?”

Chiedo e mi viene risposto: “No, questo è Flag football!” Ah, ora ricordo! Football americano, anni ’80, caschi, la telecronaca di Guido Bagatta… Ma quei giocatori si placcavano! Qui, invece, non c’è contatto. E anche a questo dubbio ricevo una spiegazione: “Questo è il regolamento: prova a leggerlo e fammi sapere cosa ne pensi”.

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Diversità e coerenza

Capita, a volte, di sentirci dire: “bellissimo progetto, c’è qualcosa di diverso in quello che fate”, e spesso cadiamo nella tentazione di definirci a nostra volta diversi, peccando di superbia.

Al termine “diverso”, non riuscendo a definire marcatamente un termine di paragone, preferisco la parola “coerente”.

Non vogliamo essere altro, se non coerenti. Perché sì, è vero, lo sport fa bene e questo è un nostro saldo punto di partenza. Ma fa bene contemporaneamente ed indissolubilmente al corpo e allo spirito, cioè alla persona nella sua interezza: la crescita atletica dei nostri ragazzi deve andare di pari passo con quella umana.

La società in cui viviamo non ci aiuta. Si è creata infatti una netta spaccatura tra i due elementi necessari alla lettura della realtà, l’intelligenza e l’affetto. L’ambiente che ci circonda è ricco di sapere tecnico e scientifico ma povero di educazione, di trasmissione e condivisione di valori: questo vale anche per lo sport purtroppo, che in questo ambito ha delle potenzialità enormi. Questa la nostra più grande sfida: parlare al cuore dei ragazzi.

In tutto ciò è illuminante un episodio della vita di don Bosco, citato recentemente dal nostro Arcivescovo in occasione della Peregrinatio in Diocesi dell’urna del santo. Quando domandarono a don Bosco come facesse ad educare i ragazzi la risposta fu: “Io li tiro su come mia madre tirava su noi in famiglia, di più non so”.

E in quel “di più non so” ci sono le mille e più tecniche che ci fregiamo di conoscere in più di lui: il segreto, in verità, è nel giusto equilibrio tra autorevolezza e abbraccio tenero verso gli altri.

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Una squadra di football

Il running back che con gesto atletico salta la linea…

Il linebacker che affronta il placcaggio con piglio sicuro…

Il ricevitore che si estende statuario verso il pallone in volo….

Allenatori che preparano i ragazzi, assistenti che si occupano delle routine, giocatori che mettono in campo energie. Raccoglieranno onori solo col sacrificio. Questo è football, lo hanno scelto.

E poi ci sono persone che devono sempre dare il massimo pur non segnando punti, anche loro secondo i propri talenti e quasi mai per scelta: sono i Sideline Footballers.

Sono i papà e le mamme degli atleti, educatori, amici che si son fatti trascinare nella brigata di bordo campo per essere d’aiuto.

Segnano il campo, riparano le attrezzature, puliscono gli spogliatoi, fanno foto e video, accudiscono i giocatori in campo, stilano statistiche, lavorano alle grafiche, scrivono gli articoli, preparano i panini e attaccano le locandine.

Lo fanno con gioia e responsabilità. Sanno che il compito assegnatogli è il loro e nessun altro lo potrà svolgere perché tutti occupati in altre mansioni.

Si alzano presto nel week end, viaggiano avanti ed indietro per il campo, sono costantemente in ritardo, sono i primi a soffrire per gli insuccessi, sono il volto della squadra, sono inventori nel risolvere problemi e spie nel carpire accorgimenti adottati dagli staff avversari, sono i primi a preoccuparsi e gli ultimi a festeggiare la vittoria, lavorano nell’ombra come scudieri per i cavalieri.

Il loro stipendio? Il sorriso dei giocatori e del pubblico, le congratulazioni per il loro operato.

La prossima volta, guardando una partita di football, diamo un’ occhiata anche ai bordi del campo: li vedrete al lavoro e capirete che una squadra di ottimi atleti e coach di lignaggio sarebbe inconcludente senza la sua brigata di bordo campo.